PADRE BUSA INFORMATICO UMANISTA:

IL VALORE DELLE PAROLE

 

“ Non rischiamo di essere soffocati da una spazzatura digitale?

 Padre Busa:

“ Lo siamo già. Parlo di inflazione dell’informazione. Siamo in saturazione, con un eccesso di informazione in termini di byte.

 Non bisogna operare le parole per ‘ornamento personale’,

 bensì per quel tanto che servono e quando servono”.

 

Le parole: che cosa sono?   

( da un’intervista a Roberto Busa nel 2000 )

 

Conosciamo le parole solo dopo che sono uscite dalla bocca. Prima sono tutte racchiuse nel nostro cervello e ne fuoriescono in modo quasi automatico "alla bisogna". Scaturiscono nel momento giusto, ma non chiedetemi come. La memoria umana è un pentolone in continua ebollizione. ”

 

“ La filologia tradizionale non ci fornisce dati sufficienti per programmare il computer, un rilievo da me fatto già molto tempo fa. Quando il Pentagono finanziò le ricerche per la traduzione automatica dal russo all’inglese, io ne fui coinvolto, collegato con l’università di Georgetown e con l’Euratom di Ispra. Nel ’65 però il Pentagono sospese i finanziamenti perché mancavano dati sufficienti e quelli che c’erano erano troppo generici. Il discorso umano è confuso. Le categorie linguistiche sono come due nuvole che si toccano, non si riesce a stabilirne i confini. L’informatica ha un sacco di applicazioni: sarà un trionfo quando si arriverà a fare dei programmi che permetteranno l’indicizzazione automatica dei documenti e i loro abstracts. ”

 

E alla domanda se egli condivide l’idea che il linguaggio sia un impoverimento del pensiero ( come diceva Prezzolini ), Padre Busa risponde:

In qualche aspetto è vero, perché nel linguaggio ci sono caratteristiche diverse. Il pensiero è una sintesi, il linguaggio è sequenziale, un fonema dopo l’altro. Mi viene in mente papa Luciani. Siamo stati insieme in seminario cinque anni. Ebbene lui aveva una grande capacità di lettura ma si esprimeva con una tale semplicità che tutti lo capivano. Non usava parole roboanti. Quando l’hanno eletto qualcuno ha detto: finalmente abbiamo come papa un bravo parroco di campagna. ”

 

Bisogna quindi analizzare attentamente il linguaggio per coglierne l’intrinseca essenzialità. E saperla comunicare. Sempre secondo Roberto Busa:

“ Basterebbe sapere la metà di quel che sappiamo, ma saperlo dire meglio il doppio, se no è esibizione di quello che abbiamo in magazzino nella memoria. Invece la storia del linguaggio è in fondo storia di anime, storia del colloquio segreto che abbiamo con Dio. ”

 

“ Ho usato il computer come strumento che permette di andare più in profondità. E mi sono accorto che le parole non hanno confini precisi: sul fondo c’era la luce di Dio che illumina ogni uomo e lo chiama. ”